Intorno al nome di Travettore ci sono tra gli studiosi di storia locale fondamentalmente tre ipotesi:

1– la prima e più accreditata è quella del prof. Ottone Brentari nato a Strigno in Valsugana, all’età di ventisette anni venne a vivere a Bassano del Grappa per motivi di italianità dedicandosi all’insegnamento ed agli studi storico-letterari.Sopra la porta maggiore della chiesa parrocchiale di Travettore è stato posto, a forma di mezzaluna, un altorilievo dono del neurologo dottor Gustavo Tanfani, risiedeva nella graziosa settecentesca dimora Compostella della il “Casinetto” recentemente restaurata, ora di proprietà della famiglia Sgarbossa Volpato di San Pietro in Gù, raffigurante San Cristoforo che porta sulla spalla destra un fanciullo che gli aveva chiesto, così la leggenda, di tragittarlo da una sponda all’altra del fiume.

Il santo si aiuta nel suo andare per l’acqua con un nodoso bastone mentre il bambino, che poi è Gesù, tiene con le mani sopra la testa di Cristoforo un globo sormontato da una croce.

Dal fatto riportato, in parte frutto della fantasia popolare, deriva il nome del territorio, cioè Travettore. Sulla base della lunetta è incisa la parola latina “Transvector”, che tradotta in lingua italiana così suona: colui che trasporta con la barca da una sponda all’altra del fiume persone e cose.

In tempi remoti per questo territorio scorreva un ramo del fiume Brenta e proprio in questa località c’era un traghetto, una “statio”, una stazione di partenza dalla quale il barcaiolo prendeva il largo e remando raggiungeva la sponda opposta.

Così scrive Ottone Brentari a proposito del nostro Paese:

” Il nome Travettore altro non è che Trajectorium che indica il luogo ove si passava il fiume con la barca. Si deve ricordare che il Brenta nel 589 d.c. correva precisamente dove ora è Travettore lasciandosi a destra Cartigliano (attualmente Cartigliano è sulla sinitra del fiume). Dalla strada che passava per San Fortunato il viandante traghettava il Brenta a Travettore con la barca”.

Della veridicità storica abbiamo ancora oggi parti visibili del tracciato del percorso del ramo del fiume, anche se il tempo e gli uomini hanno cancellato o corretto la vecchia topografia del territorio.

I vecchi raccontano che dopo una memorabile alluvione le donne del luogo lavassero i piatti e riempissero i secchi di rame con l’acqua del Brenta, segno evidente che il fiume tracimando avesse ripreso a scorrere sul vecchio alveo. Da allora non si verificò più il fenomeno sopra citato perchè il flusso delle acque venne regolato con l’allargamento del fiume e con la costruzione di solidi argini tant’è vero che nel territorio bassanese e a sud di esso le “brentane” non hanno più causato disastrosi allagamenti riuscendo però a danneggiare seriamente e più volte il vecchio e caratteristico ponte di legno di Bassano (l’ultima volta che si è verificato questo fatto fu nel mese di novembre del 1966).

2– La seconda ipotesi è stata scritta nel libro “Il Terminon storia della contrà di San Pietro” recitando quanto segue:

Nel 1262 tra i beni di un tal Bonamigo vi è inserita una pezza di terra posta “in bora (contrada) troio ventori”.
Come altri prima di me hanno scritto, il nome di Travettore non è il ricordo di un ipotetico quanto improbabile traghetto sulla Brenta, ma il nome dato ad un “trodo” cioè una via, con un andamento solitamente da est-ovest nel bassanese. Documenti successivi riportano invece sempre “Trozo vectore” e non più “Ventore”.
Non inganni però il termine “Contrada”, a quel tempo non si riferiva ad alcun borgo o villaggio ma ad un luogo identificabile per il passaggio di quella via.
Il passaggio della Rosta Rosà portò alla costruzione di un ponte e così nel’400 ricompare come contrà Ponte Trajectorem, pronta per seguire le vicende con tutte le altre contrade di Rosà

3– La terza ipotesi è apparsa in una rivista o quotidiano, secondo cui il nome di Travettore deriva dal nome proprio di persona “Vettore”. Un certo signore di Bassano del Grappa di nome Vettore avrebbe posseduto nell’attuale territorio un vasto appezzamento per cui lo stesso prese il nome del padrone. Sono congetture che per avere un fondamento di credibilità dovrebbero trovare una base storica. Penso che chi l’ha resa pubblica dovrebbe riferirsi a qualche documentazione d’archivio.