Così scrive il maestro Giovanni Maria Alessi di Travettore nella rivista parrocchiale riguardo questa chiesuola di Casa Morosini demolita alcuni anni fa: “Ma la chiesuola non c’è più…scompariva davanti alla grandiosità della nuova dell’architetto Rinaldo e poi bisogna guadagnar spazio, così l’espressione più autentica di questa nostra terra è stata cancellata per sempre”.

Questo antico luogo di culto della contrà Travettore era antecedente all’anno 1655 come si legge dall’archivio di stato di Venezia; aveva forma rettangolare ed era situata a nord-ovest rispetto il campanile a forma di torre di fianco alla chiesa attuale. Essa aveva un tetto a spioventi e quattro ingressi sui quattro lati.
Aveva inoltre due altari: quello maggiore di marmo bianco e quello più piccolo posto di lato alla divina maternità di Maria.

Anche la chiesetta dei Morosini era dedicata, come la chiesa attuale, a San Giovanni Evangelista e per questo motivo sul soffitto sovrastante l’unica navata, c’erano degli affreschi con il patrono San Giovanni Evangelista sull’isola di Patmos con penna d’oca nella mano destra, un libro aperto sulle ginocchia ed un’aquila appollaiata sopra uno scoglio emergente dal mare e le tre virtù teologali (fede-speranza-carità) rappresentate da tre donne che portavano i tre simboli teologici.

Questa piccola chiesa prima di essere consacrata luogo di culto cattolico era stata tinaia di casa Morosini, antica e nobile famiglia di Venezia con origini molto antiche; rifugio notturno di greggi in transumanza dai pascoli montani alla pianura Padana; abitazione momentanea di poverelli del luogo; falegnameria per i lavori lignei della nuova chiesa; ospitava inoltre, fino all’anno scolastico 1952-53 gli scolaretti delle classi quinte elementari; struttura ideale per le attività teatrali, canore e ludiche (accanto alla chiesetta c’era un campo da calcio in terra battuta ove i ragazzotti di Travettore sfidavano a calcio quelli dei Baggi); si faceva il catechismo (la dottrina cristiana); per un pò di tempo ospitò i bambini dell’asilo parrocchiale, sala riunioni e durante il periodo della sagra (prima domenica di ottobre) diventava sede della pesca di beneficenza.

 

 

Nel 1836, anno in cui a Travettore infierì la peste bubbonica che decimò la popolazione, alla famiglia Lampertico (subentrata alla famiglia Morosini) successe la famiglia Vanzo Mercante di Bassano del Grappa, per cui la chiesupola ed il terreno vicino diventarono proprietà di quest’ultimi ricchi e potenti bassanesi, i quali vantarono su questi immobili diritti di juspatronato per circa settantacinque anni, condizionando così le scelte per la costruzione della chiesa nuova e della Parrocchia.

Nella ricerca storiografica del maestro del paese Giovanni Maria Alessi tra i cappellani che officiavano in questa chiesetta, oltre al padre Girolamo Mannussi nel 1672, 17 anni dopo il testamento Morosini, è citato anche il padre Pietro Rolandi.

Infatti, al centro della navata della chiesuola c’era (probabilmente c’è ancora sotto la piazza) una pietra tombale di bella ed elegante fattura settecentesca con l’incisione in latino che tradotto testualmente dice:

Pietro Rolandi, cappellano di questa chiesa, con il consenso del proprietario della stessa, questo sepolcro volle per se – morì il 13 gennaio 1784

Dal registro dei defunti dell’archivio parrocchiale di Rosà testualmente riportiamo:

Addì, 13 gennaio 1784. Il nostro reverendo signor Don Pietro Rolandi fu signor Giacomo, sacerdote ministro dei SS. Sacramenti e benedizione papale, morì in età di 83 anni circa e si lasciò di essere sepolto nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Travettore dove furono fatte le esequie e fu seppellito.

A questo proposito nel mese di agosto 1997 alcuni compaesani si sono recati con don Antonio Cocco, terzo parroco di Travettore, nel lato sud della chiesa nuova a fotografare i reperti della vecchia chiesa che sono venuti alla luce a seguito dei lavori eseguiti nel sottosuolo ove c’era il perimetro della vecchia chiesetta.

Non è stata vista la pietra tombale ma bensì una parte del battistero e la parte anteriore dell’altare maggiore della chiesetta come ci documentano le seguenti fotografie.

 

Sarebbe cosa lodevole per i posteri conservare e collocare in un posto adeguato tali reperti; anzi, l’ideale sarebbe poter ricostruire, sulla base dei documenti fotografici, di testimonianze scritte e verbali di altro tipo, una struttura simile alla chiesetta vecchia.

Sempre facendo riferimento alla ricerca storiografica di Giovanni Maria Alessi si legge a proposito di questo edificio non più esistente dal testamento di Pietro Morosini fu Matteo del 30 dicembre 1655:

Et ordino sia dato e contribuito in perpetuo da chi goderà li miei beni di Cartigliano al reverendo sacerdote che officierà la chiesuola di casa posta in contrà Travettore quello che di presente li dò, essendo in questo compreso quanto sono tenuto di darli per testamento od altro dei miei maggiori.

Il 1655 dunque è data storica per la comunità cristiana della contrà Travettore perchè svela l’esistenza di un luogo di culto e la presenza di un sacerdote che vi celebrava gli uffici divini.

Evidentemente l’origine della cappellania di casa Morosini risale ancor prima di tale anno come si può dedurre dal testamento sopracitato, pertanto il 1655 è solamente una tappa documentata della contrà Travettore.

Qualche anno fa abbiamo visto un quadretto riportante una foto della chiesuola relativa all’anno 1925 ed accanto la poesia del barone Agostino Zanchetta che riportiamo di seguito:

Ghe go dito stassera a le putele:            
andemo a saludar Nostro Signore
ne la so vecia Casa: el sarà solo!
Gera tardi, pioveva xo da le stele
una malinconia dolze che al core
andava. E son de la campana un svolo
de anime ‘l parea ne l’aria scura,
che andasse via lontan par la pianura.

E quando son entrà go vardà in giro
e tuto gera spogio e povareto;
ghe gera là quatro donete in fondo,
un vecio brontolava fra un sospiro
e l’altro ‘na orazion; un bel tosato
in brasso de so mare tuto ‘l mondo
desmentegava in uno de quei soni
che pare sogni quando se xe noni!

Su l’altare de malta e de quareo
un lamento sbasiva e te insegnava
che sconto dentro la portela gera
al “Santissimo”, e ‘l gera sempre quelo
de la mama che quei che in lu no spera
i campa sempre male e i se tormenta
in una vita trista e malcontenta.
Go pregà, e lo confeso che go pianto
de scondòn su la sorte de le cose…
e go rivisto in quel momento i cari
visi de quei che no xe più, che tanto
go amà… e spetà; e go sentio la voce
de chi tase per sempre, e i giorni amari
me ga parso fin bei, e i veci muri
no gera più nè screpolai, nè scuri.

Agostino Zanchetta
25 settembre 1925